Cinema Giotto - Borgo San LorenzoCorso Matteotti, 151 Tel. 0558459658 "La sua storia" La redazione originale, ispirata al modello fiorentino del Teatro Niccolini, risale al 1872 quando venne inaugurato con l'Ernani di Giuseppe Verdi. Nato come luogo deputato alla lirica e alla prosa, dai primi decenni del '900 si è aperto anche all'attività di cinematografo, poi divenuta quella prevalente. Fra gli anni sessanta e '70 il teatro ha subito consistenti interventi di ristrutturazione interna (rifacimento completo del tetto secondo le normative antisismiche) nel corso dei quali ha perso la sua originaria decorazione liberty. Ulteriori interventi di recupero, che lo hanno portato all'attuale redazione, si sono conclusi nel 1995 su progetto dell'ingegner Paolo Collini. In sala: 190; nei palchi/galleria/loggione: 110 per un totale di 300 posti RIAPERTURA Mercoledì 25 Agosto ore 21:30

SHREK E VISSERO FELICI E CONTENTI Un film di Mike Mitchell. Con Cameron Diaz, Eddie Murphy, Antonio Banderas, Mike Myers, Justin Timberlake. Dopo aver sfidato un terribile drago, salvato una bella principessa e preso le redini del regno dei suoceri, cosa può fare d'altro un orco? Beh, se siete Shrek, diventerete un ottimo uomo di casa. Invece di spaventare gli abitanti del villaggio come una volta, Shrek si trova ad autografare forconi. Cosa è successo al ruggito di quest'orco? Colmo di nostalgia verso i giorni in cui si sentiva un "vero orco", Shrek stringe un patto con il nano Tremotino. Così Shrek finisce per ritrovarsi in una folle versione alternativa di Molto Molto Lontano, dove gli orchi vengono cacciati, Tremotino è re e Shrek e Fiona non si sono mai incontrati. Ora tocca a Shrek disfare tutto quello che ha dovuto combinare per salvare i suoi amici, riprendere il potere e riconquistare il suo unico Vero Amore. |
Cinema Garibaldi - ScarperiaVia Lippi Tel. 0554490614 I Mercoledì d'autore Mercoledì 28 Luglio ore 21:30  A SINGLE MAN Los Angeles, 1962. George Falconer è un uomo solo. Professore inglese di letteratura all'università, George ha perso in un incidente il compagno amato da sedici anni. Incapace di reagire al lutto e all'afflizione, riordina carte, oggetti e sentimenti e decide di togliersi la vita con un colpo di pistola. Proveranno a "ripararlo" e a trattenerlo sul baratro, Charley, una vecchia amica delusa e disillusa, e Kenny, uno studente disponibile e sensibile. Spiegati i missili nucleari a Cuba e puntata l'arma alla tempia, la "crisi" pubblica e privata è destinata a esplodere o a rientrare. Una cravatta, un paio di gemelli, un paio di scarpe, una lettera, due lettere, un vestito regalato e poi indossato, un libro mai chiuso, un disco ascoltato: oggetti scoperti dalla macchina da presa di Tom Ford, abbandonati nelle inquadrature come indizi, tracce, segni, impronte del destino. Quello di un uomo rimasto solo con ciò che resta di ogni storia e di ogni amore, non il corpo di chi li ha vissuti e consumati ma le cose che lo hanno messo in comunione con l'altro da sè. Lo stilista statunitense che ha rilanciato le case di moda Gucci e Yves Saint Laurent debutta alla regia, impeccabile come un paio di Oxford lucidate a specchio. Trasposizione del romanzo omonimo di Christopher Isherwood, A single man è un film di oggetti, colori, spazi, suoni, che funzionano come "luoghi" in cui le vite si incrociano e si separano, in cui il desiderio ha lavorato e continua a lavorare, raccontando dentro un frammento tutte le storie (d'amore) possibili, tutte le storie del mondo. Sospeso dentro l'ultimo giorno di un uomo e dentro la perfezione formale del suo décor, A single man è un mélo intessuto di atti mancati e infiniti (rim)pianti. Fermamente agganciato a un presente che non ha alternative, nel (melo)dramma di Ford la dialettica dei sentimenti resta prigioniera di malinconiche allucinazioni retrò o di fughe in avanti verso un tempo scaduto. Il professore di Colin Firth, portatore di un dolore universale, vive (e muore) nell'attesa del ricongiungimento all'amato. I due amanti sono corpi a distanza destinati a riunirsi in un bacio e dentro una fotografia che riesce a scolpire i colori anche nel buio e nel fuori fuoco. Il lutto è allora lo spirito della scena, espresso in termini di dolore e obbediente all'imperativo melodrammatico della dismisura, degli eccessi e delle ferite. Senza esaurire i contenuti nel glamour di superficie, A single man si sottrae alle polarizzazioni manichee del melodramma, riuscendo emotivamente ancora più insostenibile. La "guerra fredda" che ossessionava gli americani negli anni Sessanta è sgelata e infiammata dalla fotografia di Eduard Grau e dalla musica (addizionale) di Shigeru Umebayashi (In the Mood for Love), sublimi orchestratori di note e luci, ossessionati, come il protagonista, dalla bellezza e dall'armonia perduta. Colin Firth, lubrificato dalle lacrime, è un corpo assediato da un sentimento di resa e agitato da pulsioni di morte, che si rivela parlando e patendo dentro gli abiti di Tom Ford. È l'uomo solo che non rifiuta mai la gioia e neppure la sofferenza. L'attore inglese lascia magnificamente affiorare la verità del personaggio, abbandonando la pesantezza della corporeità e facendosi assolutezza del sentire, offrendosi come frontiera dell'amore e aspettando la morte sazio di vita. Il week end al Cinema Venerdì 30 Luglio, ore 21:30 Sabato 31 Luglio, ore 21:30 Domenica 1 Agosto, ore 21:30 
TATA MATILDA E IL GRANDE BOTTO
La bambinaia delle emergenze, che resta quando non la vuoi e se ne va quando vorresti che restasse, bussa con la sua oscura silhouette alla porta di Isabel Green, giovane madre di tre figli che lotta per mandare avanti la fattoria nonostante il marito in guerra, il cognato pronto a tutto per farle vendere la proprietà, un lavoro frustrante presso una negoziante con frequenti crisi di senilità, il guardiano del villaggio che minaccia la possibilità di un bombardamento e i due cuginetti di città, viziati e incipriati, venuti per scatenare una guerra tra piccoli, come se quella dei grandi non bastasse. Dopo i sette figli del vedovo signor Brown, Tata Matilda -altrimenti nota come Nanny McPhee- torna a colpire il suolo col suo bastone magico per far apprendere ai tre Green e ai loro ospiti, Cyril e Celia Grey, le cinque nuove lezioni di cui hanno disperatamente bisogno. La nera bambinaia dell'esercito britannico sa dunque come mettere in ordine i colori fuori posto e abbellirsi a sua volta di riflesso grazie all'amore dei pupilli, non si sa se davvero o solo nel loro sguardo, ma d'altronde la scuola di magia cui s'ispira è quella di Mary Poppins, che alla piccola Jane che chiedeva: è un gioco, vero (mettere a posto la stanza)? Rispondeva: be', dipende dal punto di vista. Sceneggiato, co-prodotto e interpretato da Emma Thompson, a partire dalla serie di libri "Nurse Matilda" di Christianna Brand, questo secondo capitolo è appassionante nella sua estrema semplicità, teneramente old-fashioned senza essere stucchevole. Il personaggio della protagonista, col suo corvo Edelweiss che da solo cita tutto un universo di riferimento, quello di Tutti insieme appassionatamente, ammantata dell'aura del sacrificio e della disciplina militare, richiama alla memoria sia quel Pomi d'ottone e manici di scopa che con il concept di Mary Poppins ha niente meno che il natale in comune, sia quelle nonne che hanno fatto la guerra, che hanno tenuto a balia o cresciuto figli non loro e di cui stiamo perdendo la memoria. |